La guerra di Ghyran – Parte 2 – I Lega Narrativa Tnt Aos @ Legio Capitolina

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“Ridondanti spasmi di luce, attraversano il mare. Sulle onde devastate dagli oceani di pioggia battente, sotto un cielo fatto di disperazione. Dove sta il sangue che sprigiona schiuma fatta di ossa e pianti, c’è il baratro indifferenziato tra la vita e la morte, così lontano, da ogni galassia dove v’è una stella che illumina il cammino degli sprovveduti, ma così vicina alla nostra, dove non c’è altra luce se non quella riflessa negli occhi di chi corre in preda al panico.”

Così supina, stante su d’un cespuglio fatto di rovi per nulla aguzzi, a scrutar quel che all’orizzonte pare mare e cielo insieme. Ignara di ogni altra forma di sofferenza, se non quella dei corpi schiacciati sotto il possente albero, al quale era stato concesso di proteggere la bella infinita Principessa Eterna. Ferma stava, a scrutar con orrore la creatura colossale, che di nuovo immobile si fermava, sopra una miriade di coriandoli di carne sparsi tra i rami e le foglie unte di sangue e bile dei mostri abbattuti. Senza un solo verso, l’antico albero s’appisolava di nuovo nelle grazie del vento, che accarezzava la sua chioma sempre più leggera, per via dello giungere dell’autunno astrale.
“A chi sta, ora decidere, quale sarà il fato di questo mondo? Grande albero, può la tua maestosità proteggere tutto ciò che ti circonda? O anche tu, sarai fatto a pezzi, se presto chi io ho chiamato non giunge in nostro aiuto.” Allora l’albero si finse di guardarla, col suo spirito di una natura furente, terribile, ma tanto bella, l’avvolse piano, e con ancora più leggero tocco, inizio a scrivere sulla sua pelle, parole danzanti.
“Per farò dei miei artigli lance che trafiggono a fondo, finché tutto ciò che tu hai chiamato ti risponda, e se mai nessuno dovesse giungere, io suonerò il mio Flauto, ed ogni radice, albero, bosco, verrà in tuo aiuto.”
Alarielle guardò la colossale ed immobile creatura. Erano oramai passati tanti quelli che un tempo poteva chiamare anni, ma che ora non avevano più importanza. L’ordine e l’organizzazione di un mondo tanto vecchio quanto lontano non le interessava più. Ma ancora ella rimembrava il suono del Canto dei Boschi, per nulla portatore di pace, ma solo di defunte disgrazie. Poiché destare il sonno di un albero è già grave peccato, ma rialzare l’ira di un bosco, è un orrore che mai nessun mondo dovrebbe conoscere. Alarielle, ferita nell’animo, cercava conforto tra gli odori genuini di fiori e piante. Se mai fosse stata guerra e non solo un incubo, allora sarebbe stato giusto ricordarsi sempre per cosa andava a combattere. Non tanto l’odio e lo sprezzante disgusto per creature immonde, ma amore per un versante di Universo tanto in equilibrio con se stesso, quanto fragile. Fragile come la speranza delle farfalle, che poche ore hanno da vivere, fragile come le gocce di pioggia sopra gli alberi, che vanno ad infrangersi dopo poco essere nate. Fragile come quelle radici che dal terreno uscivano, ed andavano a formare una passerella sulla quale lei camminava delicatamente. Era tutto così vivo ed immobile, così al posto giusto, che sarebbe bastato un soffio di vento troppo grottesco, o troppo rabbioso, per smontare quell’equilibrio che avrebbe reso imbarazzo ed inquietudine nei cuori degli sprovveduti. Continuando il suo cammino tra gli alberi dagli infiniti nomi. Ove ognuno di essi aveva forma e vita e nome proprio, tanto che solo lei ne conosceva l’essenza di tutti. Ed accarezzandoli tutti, li confortava destando in loro sospetti ed ambiguità, che presto si sarebbero consolidate, con la mera vista d’un nugolo di insetti fecondi di decessi e decadenza.
Oh, sì. Eccoli lì. Dove non c’è più aria fresca ma solo fetido marciume. Scorrono, come un fiume di viscere in un letto di larve. Tanto debilitanti all’olfatto, quanto alla vista. Tanto orrendi che persino la schiera della vita attorno a loro si va arretrando, cercando riparo ove non ce n’è, per poi finire cadendo in un dirupo di disperazione, divorati nelle fauci orrende delle bestie di Nurgle. Erano abbastanza lontani, ma si potevano ben vedere, fra poche ore avrebbero raggiunto Alariella ed essa si sarebbe resa triste per ogni pianta marcita a causa del loro passaggio. A capo di quella orrenda legione, un innominabile signore della morte, alto e corrotto, orrendo nel volto e dal cuore eroso da intemperie di collera e rovina. Brandendo quella che era una delle più enormi armi che lei potesse mai vedere, con la sua acutissima, fine vista divina, quell’ascia scolava rivoli di acido, che toccando il terreno, distruggeva piante ed aria, tramutandola in veleno, mortale per ogni animale, insetto o pianta che avesse la sfortuna di respirarne un poco. E piano intorno a lei divenne il freddo, un freddo umido e maleodorante, mentre sulla sua pelle si andavano a posare fiocchi di neve aspra e corrosiva, fatta della matrice degli alberi abbattuti dall’avanzata di quella schiera letale. Alariella guardò il possente albero che di nuovo le stava vicino, e che silente la seguiva con passi lunghissimi.
“Suonalo, Durthu, suona quel tuo flauto, e fermali ora.” L’immenso albero li stette per poco, per poi scrutare l’angolo di cielo non ancora oscurato dalle nubi d’insetti, ed urlò. Urlo forte, e la terra tremò.
Da ogni dove, alberi e creature si mossero, ed avanzarono tramutando ogni loro passo in un apoteosi di verde folgorante andando verso quella schiera dove c’è la Decadenza, che di ogni passo facevano una nota al canto della Pestilenza. Adunque gli angeli della morte, caduti sulla terra, ritrassero su di loro le braccia purulente di malattie, ed iniziarono ad esultare, invidiosi dello scorrere del tempo, che nel futuro, già li vedeva a combattere. Ed iniziarono a correre, da una parte, nella schiera dove c’è la natura ed ogni cosa che essa porta, dove c’è l’equilibrio della vita, anche tra l’eruttare di un vulcano massacratore e il crescere lento di un gambo di fiore, e dall’altra gli spasmodici cantori del male, tesi verso un oblio di disperazione che tanto attendevano di perpetuare.
Ma, il primo defunto, non venne per il colpo di un ascia malsana, o di un ramo possente.
Venne per una piccola, leggera, infallibile freccia. Conficcata nel cranio di un guerriero nelle schiere di Nurgle. Esso, sprovvisto di un elmo abbastanza robusto, oscillò il suo corpo oramai defunto, e giù per un dirupo cadde, portando blasfemia cadaverica nelle acque battenti di Ghyran. Poi ne cadde un altro. Sotto un’altra freccia, e piano sembrava che sempre più le frecce volavano più i seguaci di Nurgle perivano. Migliaia di frecce arcane svolazzanti, precise e letali, verso gli odiosi servi del Caos. Alariella si sentì gioiosa, alla sua sinistra, le immobili foglie iniziavano a muoversi, danzando all’unisono con i passi e con gli archi tesi di chi aveva risposto alla sua chiamata. C’era un alleato, dalla sua parte, e ciò riempì il suo animo ferito di una medicina fatta di fiducia. E tra le frecce, e la terra che trema. Un altro bagliore, grande e forte. Ma terribile, e spaventoso. Poi un rombo. E la luce immensa di un esplosione fatta di sangue e ottone, ruggine di oscure rune saltavano e laceravano ogni cosa, lasciando brandelli di armatura e carne ovunque.
Le schiere di Nurgle si fermarono, impietrite. Attorno a quel metallico meteorite caduto fra di loro. Trasudava sangue. Era il segno di Khorne, perché gli dei del Caos, non lasceranno mai che uno di loro diventi più del mostro che sono. Non lasceranno mai che Nurgle assimili la bellezza fatata di una Dea, per accrescere il suo potere. Forse, anche loro, stavano nell’equilibrio opposto a quello vigente di Ghyran, dove da una parte c’è la calma, e la pace. Dall’altra c’è il caos, ed ogni cosa che vortica attorno ad un folle ecosistema, mai comprensibile, alla mente dei vivi.
“Perciò, non illuderti Alarielle, per ogni freccia che tu vedrai scoccare da dietro di te, una goccia di sangue andrà a macchiare quel mare che presto sarà fatto di fiamme.”

(27/10/2015)
Federico. Ciaffi.

TUTTI I NOMI, I CONTENUTI, I PERSONAGGI, SONO RIPRESI DALLUNIVERSO FANTASY WARHAMMER, AGE OF SIGMAR GAMES WORKSHOP-
LA NARRAZIONE, LE DESCRIZIONI E LE IDEE DI SCRITTURA SONO DI FEDERICO CIAFFI. 
LA REALIZZAZIONE DELLOPERA E A SCOPO LUDICO, PER LA CAMPAGNA DI AGE OF SIGMAR PROPOSTA DALLA LEGIO CAPITOLINA