La guerra di Ghyran – EPILOGO 1/2 – I Lega Narrativa Tnt Aos @ Legio Capitolina

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A seguire, ne caddero altri. Vennero giù otto teschi d’ottone, rombanti meteoriti distruttivi, che infrangendosi sul suolo, facevano scoppiare il terreno, trasformandolo in coriandoli di sangue bollente. E tutti ed otto caddero sulle linee di Nurgle, il nemico di tutti.

Immobilizzati, davanti quell’inaspettato attacco, i seguaci del dio della pestilenza si ritrovarono immersi in un nugolo di frecce. E quando si accorsero, di essere circondati, da schiere di elfi, perfettamente armati ed in formazione, e da colossali alberi in movimento, e continuamente colpiti da un cadere meteoritico di teschi d’ottone, essi capirono, che forse, la loro battaglia poteva essere persa prima del previsto. Alla loro sinistra, v’era un profondo crepaccio che finiva dritto sui fondali marini, dunque, l’unica soluzione stava in una ritirata strategicamente scelta, verso la direzione dalla quale erano venuti. Ma da dove? Da dove erano giunti? Costoro vennero catapultati su Ghyran direttamente dalle loro terre, non c’era un passaggio, una caverna, una base un qualcosa di solido da poter usare come punto per raccogliersi. Nel mentre, alcuni guerrieri cercavano di attaccare gli elfi sul lato a destra, altri andavano dritti, altri fuggivano, Alcuni cadevano dal dirupo alla loro sinistra , presi dal panico. I demoni di Nurgle, che potevano contare su un coraggio non esistente, continuavano imperterriti la loro marcia, fintanto che anche loro, una volta a contatto con una schiera di alberi apparentemente indistruttibili e terribilmente arrabbiati, venivano schiacciati, e piano sparivano in mezzo al terreno, lasciando pozze di bile acida a bruciare piante e fiori. Sul fronte, il signore della schiera della pestilenza incitava i suoi seguaci ad avanzare: una morte valeva l’altra, Nonno Nurgle non avrebbe perdonato la codardia. Alcuni lo seguirono, mentre altri, s’imboscarono tra le fratte alla loro destra. Solo per potersi scontrare con le lance e le spade dei disciplinati Elfi dei Boschi. Tra un ramo e l’altro, balzava come uno scoiattolo silente, Pit, colui che comandava quel battaglione venuto in aiuto di Alarielle. Pit aveva riconosciuto il richiamo di Alarielle, il pianto della Principessa Eterna aveva scombussolato il suo quieto riflettere, e, data la scarsa concordanza nello scorrere del tempo, in pochi giorni radunò il suo esercito, e partì dritto in un viaggio astrale, lontano da casa e da ogni affetto. Sette guerrieri di Nurgle caddero a terra, feriti a morte da quattordici frecce sparate da quel sire elfico, frecce magiche contenenti un potere tanto letale quanto preciso. Altri cento vennero immediatamente fermati da una schiera di picche e da altre frecce. La foresta si animava e le radici si avvolgevano attorno alle caviglie di quei guerrieri, rallentandoli. Le prime ondate di guerrieri del caos vennero così fermati, alcuni riuscirono ad avanzare, e quando lo facevano, gli elfi indietreggiavano del doppio dei passi, scoccavano frecce, si ritiravano, scoccavano frecce, si ritiravano. Quella era la loro casa, e non potevano perdere dinnanzi la stupida condotta dei servi decadenti.

Nelle foreste Pit e il suo esercito tennero a bada ogni invasore, senza problema alcuno. Fintanto che qualcosa non iniziò a scombussolare i piani che perfettamente procedevano. Una grossa, grande, esplosione. Un rombo tanto rumoroso quanto maleodorante, in una sfera verde che non racchiudeva nulla di buono. Una sfera gassosa verde saettante fulmini azzurri, lontana poche decine di metri, inglobò tutto quello che aveva intorno, decine e decine di elfi, alberi e natura, mangiata da quell’attimo di desolazione, gli alberi iniziarono ad appassirsi, quando la nube prese ad espandersi nell’aria, e gli occhi lacrimavano, e nasi e orecchie avevano i sensi scombussolati, quelli che un tempo erano elfi alti e nobili, hanno finito per ritrovarsi in mezzo ad una aere velenoso e maligno, che li rendeva sudici, sporchi e vergognosamente contratti dal dolore. Persino il più forte fra di loro, Lord Pit, dovette allontanarsi dagli alberi, per fuggire da quella nube velenosa. Ed in un baleno si ritrovò troppo più vicino alle schiere del caos.

Poco dopo dei fulmini iniziarono a vorticare e a disintegrare braccia e gambe elfiche. Dei colpi saettanti penetravano nei toraci e facevano guizzare fiotti di sangue. E da quella sfera verde, un nugolo di ratti uscì, e dinnanzi loro, il signore della morte Ikit, ogni attimo più sorridente. La vista del sangue e del dolore, e l’odore della carne bruciata dalle sue malefatte, gli davano piacere.

In poco tempo la situazione iniziò a peggiorare, gli elfi dovettero fuggire seguendo Lord Pit che stava aprendo la strada verso Est, verso la scogliera. Ma nel frattempo i servi del caos avevano circondato il battaglione alleato di Alarielle, e quella via di fuga in realtà sarebbe stata più complicata di quanto non si fosse mai immaginato. Da una parte c’erano i maleodoranti Skaven, o dall’altra i fetidi guerrieri di Nurgle. Venne il caos, gli uomini ratto si riversarono sulle schiere elfiche, dai ranghi murini si potevano ben vedere le loro creazioni diaboliche, grossi macchinari sparamorte, disintegravano tanto la carne quanto la natura. Gli elfi, avendo intuito l’impossibilità di restare in formazione a causa dei fulmini e dei colpi devastanti delle armi del Clan Skryre, si dispersero nei boschi, cercando di raggrupparsi in piccoli gruppi di cinque o sei, per affrontare le eventuali minacce che si frapponevano tra loro, ed una potenziale via d’uscita da quella drammatica situazione.

Nel mentre, le forze di Nurgle si erano completamente scisse. Una parte era immersa nella foresta, l’altra andava verso le creature arboree, ed un’altra fuggiva. Il loro esercito era stato martoriato tanto dalle frecce, tanto dai grossi detriti d’ottone scagliati dal dio del Sangue. Il signore della Schiera della Decadenza, era stato massacrato da un colpi di spada dell’immenso Durthu, e del suo corpo non rimase altro che due metà poco riconoscibili. Del suo seguito, alcuni erano riusciti ad abbattere un uomo albero, abbastanza piccolo da farsi spezzare dalle asce e dalle spade, altri erano finiti impalati da rami durissimi, e travolti da gambe coriacee e pietre lanciate con la forza di un trabucco.

Quelli all’interno della foresta, si stavano cimentando nell’impossibile ricerca dell’inseguimento degli elfi: gli elfi si sanno muovere tanto velocemente quanto precisamente, mentre i servi del caos, grezzi ed ignoranti, erano anche rallentati dall’animarsi del terreno, che facendo crescere rovi e radici, avvolgeva le loro caviglie, afferrava le loro armi, o li tirava su, dal collo, sui rami. Questi guerrieri inoltre, si ritrovarono in mezzo al fuoco murino, ai quali ben poco importava quali fossero le vittime delle loro armi. Tra di queste, v’erano grandi bocche da fuoco. Una campana nera e sudicia, sorretta sulla schiena di un ratto, con una bocca non troppo grande, ma abbastanza per poter accogliere nella sua cavità una verde sfera di morte, che, sparandola in alto, cadeva a terra disperdendo fumi di corruzione, poco e niente sopravviveva, le armature venivano sciolte, la pelle liquefatta, e gli alberi si infiammavano di una verde putrescente melma sterminatrice.

Tuttavia, non appena Alarielle, si rese conto, che i suoi seguaci dovevano dare aiuto a chi aiuto aveva loro concesso, ordinò alle arboree creature di avanzare nella foresta, sbaragliando le forze di Nurgle che non avevano scelto la via della ritirata.

Queste ultime, cioè quelle che avevano optato per una riorganizzazione, fuggirono, e dopo aver percorso diverse centinaia di metri, si riorganizzarono, attorno ad un enorme piazzale verde, pieno di rocce eleganti, ma rovinate nella loro bellezza, a causa della semplice presenza corruttrice del Caos. Questi guerrieri, rimasti in gran numero, ma senza un condottiero, procedettero, non senza inconvenienti risse, con il rituale e solito del duello: i due più forti avrebbero combattuto, il vincitore sarebbe stato il nuovo comandante. Così, tra le ancora migliaia di guerrieri rimasti, si fecero avanti due guerrieri: Uno, era, Connis Leecherbeth, seguace di Nurgle, vestito da una corazza cava sullo stomaco, per lasciare spazio ad una grossa bocca rotonda piena di denti e vermi, armato con Freu e Anna, due asce, che portavano il nome delle sue due figlie, date in sacrificio a Nurgle tanto tempo fa. Aveva un grosso corno sulla testa, e dal corno pendeva uno straccio sporco, su questo straccio v’era scritta la preghiera di Nurgle. Connis era uno dei guerrieri preferiti dal dio della pestilenza, ma aveva qualcosa in lui che al dio non andava a genio. L’altro guerriero che si fece avanti, tra lo stupore degli altri, non indossava putrescenti e marci addobbi, ne portava nomi degni di un guerriero di Nurgle. Il suo nome: Markus Khan, e di sangue era fatta la sua anima, tra i crani senza pelle dei suoi nemici si intravedeva l’acciaio e l’ottone della sua armatura, e nella sempre piena di sangue, v’era la lama dell’ascia che impugnava. Tirò in alto la sua arma, guardò il suo sfidante con occhi vuoti ma pieni di rabbia, le vacue espressioni dello sfidante, ma come di malanni, incrociando gli sguardi in un accumulo di niente e repellenza malevola.

Sangue! Per il Dio del Sangue! E Teschi, per il trono dei Teschi” I guerrieri di Nurgle, rimbombarono di rabbia, ma non potendo intervenire, per il rispetto e l’onore delle leggi del combattimento, restarono fermi ad osservare il loro campione scontrarsi contro l’invasore. Le abilità marziali di Connis erano elevate, ma era secondo al condottiero precedentemente massacrato da Durthu proprio per un motivo. Infatti venne ucciso, decapitato dall’ascia di Markus. Dal suo moncherino spillò sangue biloso e verde. Markus prese al volo la testa del contendente sconfitto, la alzò al cielo e prima che il corpo cadesse esanime, lo calciò via, e lanciò la testa fra i guerrieri stupiti.

Dal collo iniziò a colare un rivolo di sangue rosso. Poi ne divennero due, poi tre ed infine otto. Otto rivoli di sangue bollente, che scorrevano verso il mare. Questi otto rivoli, cadendo dalla scogliera, unsero il mare. E per ogni piccolo rivolo, ne uscì un grosso lago sanguinoso, sulla superficie delle acque, e da essa piano piano, si fecero delle grosse e sontuose bolle, e quando arrivavano ad avere la stazza spaventosa di un uomo, da essa ne uscì un guerriero marchiato con i segni di Khorne, questi, come camminando, andarono verso la ripida parete rocciosa, ed iniziarono a scalarla, usando come arpioni i loro artigli. Tra i guerrieri attoniti, in molti si fecero avanti sfidando Markus a duello, ma tutti finirono sotto l’inevitabile lama, spezzati in due, dalla rabbia e dalla disperazione del pazzo assassino quale egli era. Qualcuno, però, riuscì a colpirlo, ma la sua armatura era stata oramai benedetta dal Signore dei Teschi, che, soddisfatto del lavoro del suo schiavo, la rese quasi indistruttibile. Non ci volle molto prima che cento, mille e forse più guerrieri sanguinari scalassero la scogliera in tutta la sua enorme lunghezza, e mettendosi al fianco del loro condottiero, si misero a guerreggiare contro i seguaci del dio rivale. In poco tempo, le schiere di Nurgle, vennero sconfitte, e ritirandosi verso le foreste, trovarono la morte sotto i colpi di alberi furenti, e le altre schiere di Elfi, che nel frattempo stavano raggiungendo Alarielle, e Lord Pit il Silenzioso. Quest’ultimo, che era ancora alle prese con i rimanente guerrieri del Caos, ed i perfidi uominiratto, ricevette i primi soccorsi dagli alberi moventi, capeggiate dall’invincibile Durthu, guidato a sua volta dalla volontà di Alarielle. Ella non era una guerriera, ed il male la faceva soffrire, tuttavia sapeva che con queste creature non ci sarebbe stata speranza alcuna, se non quella della battaglia, per risolvere le controversie che si erano andate a creare. Presto, però, Pit ed Alarielle riuscirono ad incontrarsi, i battaglioni elfici guidati dal sire vennero circondati e protetti dagli alberi, e condotti lontano dalle schiere murine, per potersi riorganizzare, seppur consapevoli che avrebbero dato il tempo anche ai ratti, per ricostruire il loro piano. Lord Ikit, felice nel vedere la ritirata degli elfi, ricompattò la sua schiera e ne organizzò le divisioni. Rigorosamente a caso erano disposti i suoi balocchi preferiti: le perfide armi del Clan Skryre. Sempre avanti venivano spinti i ratti più piccoli e deformi, all’esplorazione e alla scoperta di come e in quanto tempo i ratti potevano essere schiacciati dagli uominialbero o traforati dalle frecce. Ikit fece saltare in aria le teste di due suoi consiglieri che stavano infrangendo la legge del “Silenzio quando Schiero”, ordinò ad una ventina di schiavi di portare i cannoni in una posizione più consona, evitando di farli impantanare nella terra. Molti rami furono abbattuti, dalle sempre più numerose macchine di morte che uscivano fuori da quel Portale Warp. Erano strumenti studiati appositamente per abbattere gli alberi e appianare i campi di battaglia, qualora fosse necessario per affrontarla su un terreno ideale alle schiere murine.

Quanto-quanto ci vuorrà prima che tutti i ratti-ratti eschino dal portale?” Chiede, il ratto intelligente al comando dell’armata.

Dieci-dieci quasi dodici-tredici ore.” Rispose il ratto stupido al suo servizio. Che non venne folgorato, causa quel buon umore che suscitava in Ikit la voglia di non cuocere il primo ratto-ratto che aveva attorno. Tutto stava andando come previsto.

La preoccupazione copri il corpo di Aralielle, che invano assisteva alla vista dell’orda murina che si andava formando, quelli dietro, come spingendo i ratti ad andare verso la schiera elfica, pronta ad accoglierli con lance e frecce.

Pit!” Disse la regina elfica. Ed il sire quasi venne meno per l’emozione d’essere chiamato da una Dea.

Regina!” Rispose lui, guardandola negli occhi con tutto il rispetto che un elfo può provare.

Fa indietreggiare l’armata, compattala e portala via di lì. Fallo fare con tutta la disciplina che i tuoi soldati possono avere, senza scomporre la linea. Ho visto nel portale, ed ho visto la nostra morte, se continuiamo a restare qui.”

Così Pit, annuendo, prese in fede l’ordine della sua Regina, ed ordino semplici parole alla sua armata, ben posizionata, di indietreggiare, lasciando spazio ai ratti di riformarsi. Lui non sarebbe stato d’accordo, li avrebbe attaccati quei topi! E li avrebbe fatti a pezzi.

No.” Leggendo nella sua nuda mente “Io conto bene le anime che ho. E più di tre dozzine di uomini albero, e tremila elfi della tua schiera, non chiuderanno quel portale. Moriremo di fatica prima che i perfidi skaven finiscano. E non dimenticare dei guerrieri del caos, v’è un’altra armata a nord pronta a raggiungerci. Pit, dobbiamo andare e reclutare altre forze.”

Nella rotta ordinata, morirono più di cento anime elfiche tra le lame e le armi Skryre, portandosi a presso le pellicce di duemila Skaven.

Nel mentre, Lord Ikit strofinava le sue rugose dita pelose sulla cresta dell’Amuleto del Ratto Cornuto. “Fammi vedere, Mio Dio, fammi vedere il futuro.” Ed i suoi occhi divennero pallidi specchi di futuro, sui quali però, veniva riflessa, la lampeggiante e forte luce di una grande cometa a due code, apparsa come per magia, o per voleri astrali, sul manto stellato di un Universo in pianto.

Lacrima aiuti in nostro soccorso, o Mondo, o Universo.” Disse Alarielle, guardando il cielo “Abbiamo bisogno di gocce di speranza.”

Subito dopo venne la luce, nell’argentea aurora, una nebbia fatta di minuscole gocce di nebbia. Capeggiare sul mare, finché occhio vede l’orizzonte, v’era solo luce, luce e argento!

Ikit si accecò, la dea Sorrise, Pit svenne per lo stupore. Il servo di Khorne strinse le asce. Il tutto mentre il Dio della Pestilenza vomitava rabbia.

Gli elfi, che tra di loro vi sono tremila nomi sconosciuti, ma tutti degni di ricevere Fede, videro galoppare sulle acque, i destrieri fatti di fulmine, e alla loro guida, un uomo fatto d’acciaio.

TUTTI I NOMI, I CONTENUTI, I PERSONAGGI, SONO RIPRESI DALLUNIVERSO FANTASY WARHAMMER, AGE OF SIGMAR GAMES WORKSHOP-
LA NARRAZIONE, LE DESCRIZIONI E LE IDEE DI SCRITTURA SONO DI FEDERICO CIAFFI. 
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